Rapunzel: una capellona alla riscossa

Nel filone delle fiabe classiche, la storia di Raperonzolo dei fratelli Grimm diventa un godibilissimo film di animazione.
Ci sono tutti gli ingredienti per passare un’ora e mezzo godibilissima: personaggi avvincenti, azione, colpi di scena, scene spettacolari e vicende strappalacrime, una grafica ineccepibile (abbiamo visto la versione 2D) e tante risate.
Una menzione particolare va ai personaggi di spalla animali: il cavallo-poliziotto ha espressioni e movenze da scompisciarsi e il camaleonte Pascal vorremmo averlo in casa come compagnia.
Divertentissima la scena di canto e ballo nella locanda malfamata, in cui personaggi poco raccomandabili rivelano un loro lato inaspettato.
Promosso a pieni voti.

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Inception: ma per favore!

Non ci si aspetta verosimiglianza totale andando a vedere un film fantastico: tutt’altro! Si va per vedere elfi, astronavi che si muovono da una parte all’altra dell’universo alla faccia delle leggi della fisica, morti che risorgono. Ma l’elemento fantastico (sono arrivati gli alieni, siamo in un mondo fatato, esistono persone con superpoteri) dovrebbe fondersi con la realtà “vera” in un modo coerente, organico.
Poi si va a vedere “Inception”, voto della critica 3,9 su 5 su trovacinema.it, e le cuciture tra l’elemento fantastico e il reale non solo si vedono, ma sono talmente grossolane da far vedere chiaramente gli espedienti degli sceneggiatori per tenere insieme un accrocchio mal pensato.
Premessa fantastica: è possibile condividere un sogno tra più persone e alcuni “specialisti” usano questa possibilità per rubare segreti industriali. Ok. Diamola per buona e prepariamoci a goderci un sapiente intreccio.
Altro particolare: il tempo del sogno è dilatato, per cui un’ora di sogno corrisponde a 20 ore nel mondo normale. Data la premessa, pare ragionevole e in un certo senso quadra con l’esperienza comune. Nel sogno non si è legati alle lentezze del mondo fisico, il cervello lavora in un’altra modalità e sono permessi salti da una fase dell’azione all’altra.
Elemento interessante: per aggirare le difese di un industriale particolarmente preparato, si può fargli sognare di stare sognando. E questo viene usato in tre livelli (sogno nel sogno nel sogno) nella fase finale del film.
E qui scattano le incongruenze: nel sogno nidificato, il tempo è a sua volta dilatato di altre 20 volte, e nel terzo livello di ulteriori 20 volte. Non ci siamo, signori. Dalla realtà al sogno va bene che il cervello abbia un ritmo diverso, ma perché dovrebbe essere la stessa cosa per il sogno nel sogno? Che ci sia differenza tra l’attività mentale di veglia e onirica è ragionevole, ma che la stessa ci sia tra sogno e sogno di altro livello? Serviva per abbondare in sequenze in slow motion, ma non se ne poteva proprio fare a meno?
Nel mondo reale, i protagonisti si trovano nella cabina top class di un aereo di linea. E lì l’erede del superindustriale dell’energia non dà segno di aver riconosciuto in nessun modo l’altro superindustriale dell’energia che vola con lui. Come se Bill Gates si ritrovasse con Steve Jobs nello stesso scompartimento di treno e non se ne accorgesse nemmeno. Ma dai!!!
E poi le varie soluzioni ormai cliché usate come elementi di raccordo: se si muore nel sogno sedato ci si rimane intrappolati, l’industriale con una telefonata riesce a cancellare ogni problema giudiziario del protagonista, la multinazionale che non perdona la missione fallita e manda sicari in giacca e suv. Uff…

Update: il sito collegehumor.com contiene uno spassoso finale esteso del film e una parodia in cui uno dei protagonisti esprime le sue legittime perplessità.

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Avatar: quanto è forte Miyazaki

Ho visto Avatar (due volte) e mi sono goduto l’aspetto visivo, l’ambientazione, i personaggi, l’azione. Un po’ meno la trama, abbastanza banale e prevedibile.

L’ispirazione per il film è stata varia e se ne è parlato molto. Forse parte della grandezza è anche quella: riprendere temi dell’immaginario collettivo e unirli in un nuovo ensemble coerente (con tutti i suoi limiti). Si dice pure che ormai tutto è stato scritto, quindi la novità può essere solo nell’accostamento nuovo di elementi vecchi e in questo caso l’aspetto grafico e il livello tecnico era la parte più importante.

Durante la visione, i riferimenti che mi sono saltati in mente sono stati a vari cartoni di Miyazaki. Le rocce volanti tenute insieme da radici vegetali ricordavano il castello di Laputa, dalla Principessa Mononoke il momento della ribellione della natura, da Nausicaa della Valle del Vento la vegetazione strana e apparentemente terribile che può essere amica se avvicinata con l’atteggiamento giusto.

Scommetterei che Cameron è un fan di Miyazaki. Qualcuno disposto a raccogliere la scommessa?

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